Siddharta è un eroe o un asceta?

Hesse, uno dei più importanti esponenti della letteratura tedesca della prima metà del XX secolo, pubblicò nel 1922 il romanzo ''Siddharta''. Un'opera importante, la trama è filosofica, rispecchia anche gli interessi culturali dell'autore il quale fu sempre molto vicino in giovinezza alla filosofia orientale (induismo e buddismo).
Il protagonista è il figlio del bramino, il cui nome è Siddharta, un giovane ragazzo con una profonda sete di conoscenza, il cui scopo è conoscere ogni oggetto presente nella realtà che sia fisico o metafisico. Siddharta si sofferma inizialmente sulla sfera illusoria e metafisica, diventa un monaco delle foreste, impara in gioventù l'arte della trasmigrazione dell'anima, dopo aver imparato sempre nuove tecniche di meditazione, lascia i boschi assieme a Govinda per conoscere il perfetto monaco Gotami, colui che possiede il segreto per la ''liberazione''. Quando i due amici entrano in contatto con Gotami, hanno due posizioni divergenti, Govinda ne condivide il pensiero filosofico e la dottrina, mentre Siddharta, pur apprezzando Gotami, rifiuta di pensarla come lui. Da lì in poi Siddharta vive una vita completamente diversa, la filosofia stessa del romanzo esplica come il protagonista viva sia nella realtà metafisico-religiosa che in quella fisica (dei beni materiali), infatti diviene commerciante, diviene ricco, conosce il piacere carnale con una donna e ha un figlio da lei. Siddharta sembra essere perfettamente l'uomo che apprende velocemente, alla fine del romanzo sarà proprio lui a raggiugungere il nirvana, in quanto è riuscito a vivere pienamente le due faccie della realtà.

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