Racconto breve Horror

 L'ascia calò inesorabile e si incastrò nell'osso del cranio, mentre il povero lanciava un'ultimo grido di dolore prima che la morte compiesse il suo destino e portasse via con sè la sua anima. 

L'ennesima vittima. La sua furia era implacabile, la sete di sangue insaziabile. Si chinò sul corpo inerte di quel povero ragazzo e, con tutta la forza che aveva strappò l'occhio destro dal cranio. Lo avvicinò alla bocca, leccando il sangue che gli era attaccato e provando un piacere indescrivibile mentre lo masticava e lo ingoiava. Era un rito di passaggio ormai, era quasi una dipendenza. 

Ma non era stato sempre un serial killer. Sin da quando era bambino i problemi in casa e fuori casa erano all'ordine del giorno. Da dove cominciare? Forse da come, per lui, era impossibile lasciare casa sua tranquillamente. Il bullismo, le prese, le botte, le molestie, era la normalità. Per non parlare di quando rientrava a casa. Suo padre era uno psicopatico che, ogni sera, quando tornava da lavoro, andava dal suo piccolo e gli infliggeva piccole torture. Una sera le strappava le unghie, una sera la marchiava a fuoco come se fosse una mucca, una sera abusava di lei. Ogni sera una "punizione" diversa. Erano punizioni. Ma punizioni per cosa? Suo padre l'aveva sempre incolpata per la morte della madre, e questo era il suo modo di vendicarsi, come se pensasse che potesse farla tornare in vita in questo modo. Come se potesse essere stata colpa sua se la madre era morta di parto naturale. Come se avesse potuto fare qualcosa per evitarlo. Ma questo al padre non importava. E nemmeno più a lei. Dopo ogni sera, dopo ogni piccola o grande tortura che il padre le infliggeva la sua mente andava sempre più a puttane, immagazzinando le violenze subite e la rabbia repressa di tutti quegli anni. Da una semplice repressione di rabbia si trasformò in un veri e propri disturbi. Aveva sviluppato una forma di psicosi estremamente grave e mai curata. Il suo cervello aveva cominciato a creare nuove personalità per cercare di proteggerla, senza mai riuscirci. Le sue povere personalità "buone" avevano tentato di placare la sua rabbia, di cercare aiuto, ma lei glielo aveva sempre impedito. Per lei era diventata una vera e propria ossessione. Aveva bisogno di uccidere, per vendicarsi del mondo che le aveva portato solo male nella vita. 

Inizialmente, si concentrava solamente sulle persone che più le avevano fatto del male, come suo padre, che fu la sua prima vittima. Lo legò al letto mentre dormiva e si recò in cucina, per arroventare il coltello più affilato che avevano. E poi, cominciò a scuogliarlo vivo, partendo dai piedi, costringendolo così ad assistere alla scena della sua vendetta. Quando ebbe finito, non contenta del risultato, gli rovesciò addosso del metallo fuso sul volto e sul resto del corpo. In seguito riempì la casa di benzine e le diede fuoco, per eliminare ogni traccia. E poi, scappò via, alla ricerca della sua prossima vittima. 

C'era questo ragazzo, Alex. Lui si divertiva così tanto a molestarla ogni singolo giorno della sua vita da quando aveva 6 anni. Doveva vendicarsi anche di lui. Andò nel suo ufficio senza farsi vedere, aspettò che entrasse e lo chiuse al suo interno, per poi spaccargli una bottiglia di birra sulla fronte. Lui cadde a terra svenuto e lei lo immobilizzò legandolo alla scrivania. Non appena rinvenne si ritrovò nudo, con lei che, piano piano, stava utilizzando una piccola sega per tagliargli i genitali. Lui tentò di urlare, ma lei lo aveva preventivamente imbavagliato, rendendoglielo impossibile. Poi, proprio quando stava per morire dissanguato, gli strappò gli occhi a mani nude. Li guardò nel palmo delle sue mani e si chiese che sapore avessero. Se li mangiò. E, da lì, cominciò la sua ossessione. 

Quando ebbe finito di vendicarsi con tutte le persone che le avevano fatto tanto del male non fu abbastanza per lei. La sua sete di sangue non si era placata ancora. E così, per puro divertimento, cominciò ad uccidere persone innocenti...

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